Se la mia scuola di Ju-Jitsu funziona già, perché dovrei entrare in un'organizzazione?

Istruttori di Ju-Jitsu durante un incontro ufficiale WJJC


È una domanda legittima.

Forse è persino la domanda più intelligente che un istruttore dovrebbe porsi prima di prendere in considerazione qualsiasi affiliazione.

La scuola funziona. Gli allievi ci sono. Le lezioni procedono regolarmente. Il programma tecnico è consolidato. Esiste una storia costruita in anni di lavoro e il responsabile gode della fiducia dei propri praticanti.

Perché cambiare qualcosa?

Perché entrare in relazione con un'organizzazione quando, apparentemente, non se ne ha bisogno?

La risposta non dovrebbe mai essere: perché bisogna appartenere a qualcuno.

Un maestro che ha costruito seriamente la propria scuola non dovrebbe cercare un'organizzazione per sentirsi legittimato. E un'organizzazione seria non dovrebbe chiedergli di cancellare ciò che ha realizzato per poter entrare a farne parte.

La domanda interessante è un'altra.

Non cosa manca alla mia scuola, ma cosa potrebbe diventare possibile aggiungendo nuove opportunità a ciò che già funziona.

È una differenza importante.

Una buona collaborazione non dovrebbe nascere da una debolezza

Nel mondo delle arti marziali l'affiliazione viene talvolta presentata come una soluzione a un problema.

Hai bisogno di diplomi?

Hai bisogno di riconoscimento?

Hai bisogno di gradi?

Hai bisogno di un nome da utilizzare?

Entra nella nostra organizzazione.

È un approccio che può attirare qualcuno, ma difficilmente dovrebbe interessare un istruttore che possiede già esperienza, reputazione e una scuola consolidata.

Quel tipo di maestro non sta cercando qualcuno che gli dica chi è.

Lo sa già.

Ha anni di lavoro alle spalle, persone che hanno scelto di seguirlo e probabilmente una propria identità tecnica.

Se decide di creare una nuova relazione, dovrebbe farlo da una posizione completamente diversa.

Non per colmare necessariamente una debolezza.

Ma per aumentare le possibilità.

La domanda giusta non è “cosa mi date?”

Naturalmente, quando si valuta un'organizzazione, è corretto chiedere cosa offre.

Ma fermarsi a un elenco di servizi rischia di ridurre una decisione importante a una comparazione commerciale.

Certificati.

Stage.

Esami.

Materiale.

Eventi.

Quote.

Sono tutti elementi che possono avere un peso, ma non raccontano completamente il valore di una relazione.

Forse sarebbe più utile chiedersi:

“Fra tre anni, quali esperienze potrebbero avere la mia scuola e i miei allievi grazie a questa relazione che oggi sarebbero più difficili da realizzare?”

La prospettiva cambia immediatamente.

Non stiamo più acquistando qualcosa.

Stiamo valutando una possibilità.

L'identità costruita negli anni deve essere rispettata

Una delle principali preoccupazioni di un istruttore esperto è comprensibile: perdere autonomia.

Dopo venti o trent'anni trascorsi a costruire un dojo, nessuno desidera che arrivi qualcuno dall'esterno a spiegargli come dovrebbe chiamare la propria scuola, come dovrebbe condurre ogni lezione o cancellare ciò che ha costruito.

L'appartenenza non dovrebbe significare questo.

Una rete composta da scuole identiche può sembrare ordinata, ma rischia di perdere una parte importante della ricchezza delle arti marziali: le esperienze differenti delle persone.

Ogni maestro porta con sé un percorso.

Ogni dojo sviluppa nel tempo caratteristiche proprie.

Ogni gruppo possiede una storia.

Una relazione valida dovrebbe riuscire ad aggiungere qualcosa senza pretendere di cancellare tutto questo.

Per un responsabile esperto, quindi, una delle prime domande da porre dovrebbe essere:

“Questa realtà vuole valorizzare ciò che ho costruito oppure vuole sostituirlo?”

La risposta dice molto più di qualsiasi brochure.

Una scuola può stare bene e avere comunque nuovi orizzonti

Esiste una convinzione curiosa: si cambia soltanto quando qualcosa non funziona.

Non è così.

Molte delle decisioni migliori vengono prese proprio quando non esiste alcuna emergenza.

Una scuola economicamente e tecnicamente stabile può decidere di creare nuovi rapporti.

Un maestro soddisfatto del proprio lavoro può desiderare nuovi confronti.

Una cintura nera esperta può voler vivere esperienze differenti senza rinnegare ciò che ha imparato.

Una scuola con un buon numero di praticanti può desiderare di offrire loro qualcosa che vada oltre l'attività ordinaria.

Non c'è necessariamente un problema da risolvere.

Può esserci semplicemente un'opportunità da esplorare.

Ed è probabilmente la condizione migliore nella quale prendere una decisione: quando non siamo costretti a farlo.

Il valore di una rete si vede quando apriamo una porta

Immaginiamo che un istruttore voglia organizzare un'attività con una scuola straniera.

Da solo dovrà individuare un interlocutore, comprenderne l'affidabilità, iniziare un rapporto e verificare se esistono le condizioni per collaborare.

All'interno di una rete nella quale esistono già rapporti reali, quella distanza può ridursi considerevolmente.

Lo stesso principio vale per molte altre situazioni.

Un allievo si trasferisce all'estero.

Un istruttore vuole confrontarsi con un collega.

Si desidera organizzare un seminario.

Una cintura nera vuole partecipare a un'attività internazionale.

Un responsabile vuole conoscere come altre scuole affrontano un determinato problema.

In questi momenti si comprende la differenza tra avere un nome sopra un certificato e avere persone alle quali poter telefonare.

La seconda cosa vale molto di più.

Una relazione seria dovrebbe essere reciproca

Esiste poi un aspetto spesso dimenticato.

Quando una buona scuola entra in una buona organizzazione, non è soltanto la scuola a ricevere qualcosa.

Anche l'organizzazione dovrebbe diventare migliore.

L'esperienza di un nuovo maestro entra nella comunità.

I suoi allievi portano nuove energie.

La sua storia aggiunge valore.

Le sue competenze possono diventare utili ad altri.

Le attività che organizza possono creare occasioni per persone che prima non conosceva.

Questo cambia completamente il significato dell'affiliazione.

Non dovrebbe esserci un soggetto importante che concede qualcosa a un soggetto minore.

Dovrebbero incontrarsi due patrimoni differenti.

Da una parte l'esperienza, il lavoro e l'identità della scuola.

Dall'altra relazioni, persone e possibilità sviluppate dalla rete.

Quando entrambe le parti portano valore, la collaborazione acquista un significato diverso.

Non tutte le organizzazioni sono adatte a tutte le scuole

Anche questo deve essere detto chiaramente.

Non basta che un'organizzazione sia grande.

Non basta che abbia un nome internazionale.

Non basta che presenti un elenco di Paesi.

Non basta neppure che offra condizioni economicamente convenienti.

Una scuola dovrebbe chiedersi se esiste compatibilità.

Quale idea del Ju-Jitsu viene proposta?

Come vengono trattati gli istruttori?

Che importanza viene attribuita alla serietà tecnica?

Come vengono gestiti gradi e qualifiche?

Esistono attività reali?

Gli appartenenti comunicano tra loro?

L'organizzazione è presente anche quando non deve riscuotere una quota?

Sono domande perfettamente legittime.

Un maestro che ha impiegato decenni a costruire la propria reputazione dovrebbe essere selettivo.

L'appartenenza aggiunge un nome accanto al proprio.

E quel nome deve essere scelto con attenzione.

Anche l'organizzazione dovrebbe scegliere

La selezione, però, dovrebbe funzionare in entrambe le direzioni.

Se l'unico requisito per entrare in un'organizzazione è pagare, prima o poi il significato dell'appartenenza rischia di indebolirsi.

Un'associazione o una rete seria dovrebbe chiedersi chi sta rappresentando il proprio nome.

Come lavora quella scuola?

Quali valori trasmette?

Chi è il suo responsabile?

Qual è la sua storia?

Esiste compatibilità con le persone già presenti?

Crescere numericamente può essere relativamente semplice.

Costruire una comunità nella quale le persone siano orgogliose di riconoscersi reciprocamente è molto più difficile.

Ma è proprio questa difficoltà a darle valore.

Il momento migliore per guardarsi intorno può essere quando tutto va bene

Quando una scuola attraversa una difficoltà, le decisioni vengono spesso prese sotto pressione.

Quando invece il dojo funziona, il responsabile possiede un vantaggio importante: può osservare, confrontare e decidere senza fretta.

Può parlare con diverse persone.

Può fare domande.

Può verificare.

Può partecipare a un'attività.

Può capire se esiste sintonia.

Può persino concludere che non è il momento giusto.

Non dovrebbe esserci alcuna pressione.

Una collaborazione destinata a durare anni merita tempo.

Ed è proprio per questo che il primo passo non dovrebbe essere necessariamente un modulo di affiliazione.

Potrebbe essere semplicemente una conversazione.

Cosa potrebbe avere la tua scuola che oggi non ha?

Torniamo allora alla domanda iniziale.

Se la scuola funziona già, perché entrare in un'organizzazione?

Forse non dovrebbe farlo.

Non automaticamente.

Non perché qualcuno glielo propone.

Non per aggiungere un altro logo.

Ma esiste una seconda domanda che merita altrettanta attenzione:

“Ci sono opportunità che vorrei offrire alla mia scuola e ai miei allievi che oggi non posso creare facilmente da solo?”

Se la risposta è no, probabilmente non c'è alcuna urgenza.

Se la risposta è sì, allora vale la pena capire chi potrebbe contribuire a renderle possibili.

Non si tratta di abbandonare ciò che funziona.

Si tratta di chiedersi fino a dove potrebbe arrivare.

La proposta della WJJC Italia

La World Ju-Jitsu Corporation Italia vuole entrare in contatto soprattutto con istruttori e scuole che abbiano già qualcosa di serio da portare.

Non cerchiamo semplicemente nomi da aggiungere a un elenco.

Ci interessa conoscere persone, esperienze e realtà che abbiano costruito un proprio percorso e che vedano nel confronto nazionale e internazionale una possibilità di ulteriore sviluppo.

Entrare in relazione con WJJC non dovrebbe significare dimenticare la propria storia.

Quella storia è precisamente ciò che rende interessante una scuola.

Significa valutare se ciò che avete costruito voi e ciò che abbiamo costruito noi possano, insieme, creare qualcosa che prima non esisteva.

Per questo, prima ancora di parlare di affiliazione, preferiamo una cosa molto più semplice:

conoscerci.

Capire chi siete.

Farvi capire chi siamo.

Confrontare idee, obiettivi e aspettative.

E soltanto allora valutare se esistono le condizioni per percorrere una parte della strada insieme.

Perché una buona collaborazione non dovrebbe iniziare dalla necessità di appartenere.

Dovrebbe iniziare dal riconoscimento reciproco del valore.

Informazioni finali

Se dirigi una scuola, un dojo o un gruppo di Ju-Jitsu e vuoi conoscere meglio la WJJC Italia e le possibilità di collaborazione, visita il nostro sito nazionale:

https://www.wjjc.it

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