L'errore che molti istruttori commettono senza rendersene conto

 

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Ogni istruttore dedica anni della propria vita a costruire una scuola.

Investe tempo, energie, denaro e passione. Organizza allenamenti, segue gli allievi, prepara gli esami, affronta problemi che spesso nessuno vede e cerca di trasmettere il meglio della propria esperienza.

È un impegno enorme.

Proprio per questo motivo esiste un errore che molti istruttori commettono senza accorgersene.

Non riguarda la tecnica.

Non riguarda il programma.

Non riguarda il metodo di insegnamento.

Riguarda il modo in cui osservano la propria scuola.

Con il passare degli anni è naturale convincersi di conoscere perfettamente la realtà che si è costruita. Si vedono gli stessi allievi, si affrontano le stesse situazioni, si seguono gli stessi schemi organizzativi. Tutto diventa familiare.

Ed è proprio qui che nasce il rischio.

Quando ogni cosa diventa abituale, è sempre più difficile individuare ciò che potrebbe essere migliorato.

Non perché manchi la volontà.

Semplicemente perché chi vive ogni giorno la stessa realtà finisce per considerare normali situazioni che, viste dall'esterno, potrebbero suggerire nuove possibilità di crescita.

Questo fenomeno non riguarda soltanto il Ju-Jitsu.

Accade nelle aziende, nelle professioni e in ogni organizzazione che cresce nel tempo.

Le realtà che continuano a evolversi hanno una caratteristica comune: trovano il modo di confrontarsi periodicamente con prospettive diverse.

Un istruttore non dovrebbe chiedersi soltanto:

"Come stanno andando le lezioni?"

Dovrebbe chiedersi anche:

"La mia scuola offre oggi le stesse opportunità che offriva cinque anni fa oppure è cresciuta insieme ai miei allievi?"

È una domanda semplice, ma può cambiare completamente il modo di guardare il proprio lavoro.

Oggi gli allievi cercano molto più di un luogo dove allenarsi.

Desiderano esperienze, occasioni di confronto, possibilità di formazione, seminari, rapporti con altre scuole, percorsi per diventare assistenti e istruttori, riconoscimenti che abbiano un valore anche al di fuori del proprio dojo.

Quando una scuola riesce a creare tutto questo, cresce non solo nel numero degli iscritti, ma nella qualità delle opportunità che offre.

Per un istruttore, quindi, il vero obiettivo non dovrebbe essere fare sempre di più.

Dovrebbe essere aumentare il valore di ciò che mette a disposizione dei propri allievi.

Ed è proprio qui che il confronto con una realtà più ampia può diventare una risorsa.

Non per cambiare identità.

Non per rinunciare al proprio percorso.

Ma per arricchirlo.

Per trovare nuove idee.

Per aprire nuove possibilità.

Per offrire qualcosa che, lavorando completamente da soli, sarebbe molto più difficile costruire.

La World Ju-Jitsu Corporation Italia nasce anche da questa convinzione: ogni scuola possiede una propria identità, ma nessuna identità cresce davvero se smette di confrontarsi con il mondo che la circonda.

Ogni istruttore conosce bene i propri punti di forza.

La domanda che vale la pena porsi, ogni tanto, è un'altra.

Quali opportunità potrebbero nascere se la tua scuola iniziasse a guardare oltre i propri confini?

Per maggiori informazioni sulla World Ju-Jitsu Corporation Italia visita il sito ufficiale:

https://www.wjjc.it

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